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Description: Giovedì prossimo, il 5 marzo, ci sarà l’appello al processo penale contro la scultura “l’UOMO COMUNE” per la quale sono stato condannato in primo grado a più di 10 000 euro di multa

Ma l’articolo 33 della costituzione italiana dice: ” L’ARTE E LA SCIENZA SONO LIBERE E LIBERO NE È L’INSEGNAMENTO”

Se viene esplicitamente specificato che “L’ARTE È LIBERA” sarà quindi sotto inteso che il resto della società non lo è ? E vorrebbe dire che in quanto artista godo di un “privilegio” ?
Ammesso che in questo caso la libertà sia un privilegio, perché essere l’unico libero in un mondo ingabbiato non è detto sia una posizione comoda.
Come minimo, questo “privilegio” diventa anche un dovere, quello di preservare e promuovere il concetto di libertà, un po come salvare una specie in via d’estinzione.

Poi c’è il rischio di essere oggetto di invidia e gelosia. Vedete per esempio come la procura di Firenze, probabilmente spinta dalla frustrazione, tenta anche con degli argomenti fantasiosi (la mia installazione viene paragonata ad una specie di “abuso edilizio” !!) di negarmi questo diritto.
Infatti spesso mi si rimprovera che se si lascia fare a me dopo c’è il rischio che tutti si sentano invitati a fare come gli pare (come se fosse la peggiore delle sciagure!). Ma perché il fatto che tutti possano fare come gli pare dovrebbe per forza essere un male in se e non piuttosto un bene?
Anzi, non vedo quale altro obbiettivo migliore si possa auspicare per l’intera società se non la libertà di essere come meglio desidera.
Perché libertà non vuole dire caos, ma piuttosto responsabilità, consapevolezza e considerazione dell’altro.

Comunque sia, la scultura del’ UOMO COMUNE rivendica questi valori, obbiettivamente non danneggia ne mette in pericolo nessuno, sa semplicemente che in una società sempre più complessa una soluzione sarebbe di costruire anche sul senso di responsabilità di ogni uno.
È faticoso lo so, rischioso forse ma questo sopratutto perché c’è qualcuno che questa “Libertà responsabile” non la vuole, qualcuno che preferisce un mondo di pecore

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